
di Greta Privitera
Da quattro giorni gli atenei sono presi d’assalto dagli studenti che sono tornati a chiedere la fine della Repubblica islamica, nonostante la dura repressone
Si fanno fotografare a viso coperto, indice e medio puntati verso il basso per formare una «V» rovesciata, così chi li reprime, li imprigiona e li uccide non li può identificare. Quella «V» significa «8», perché sono i figli del 1380 del calendario jalali – quello persiano -, la nostra Generazione Z. Da cinque giorni sono tornati a protestare contro il regime della Repubblica islamica, ragazzi e ragazze che solo un mese e mezzo fa hanno visto i Guardiani della Rivoluzione in divisa da guerra uccidere miglia dei loro amici, compagni di classe, fidanzati. Li hanno trucidati nelle strade mentre gridavano «morte al dittatore», disarmati di tutto tranne che del loro coraggio.
I superstiti di quelle settimane, le più sanguinose dei 47 anni di dittatura islamista, dovrebbero tremare all’idea di fare la stessa fine. Era quello che sognavano gli ayatollah quando hanno dato l’ordine di scaricare i kalashnikov sui cortei che fluivano per le strade di tutte le città del Paese. Ma questi eroi moderni che ascoltano il rap hanno




