di Elena Papa
Sempre di più gli edifici, all’interno e all’esterno, si trasformano per accogliere spazi e zone «green», favorendo la socialità, il benessere e migliorando l’aria. L’agronomo e garden designer: « si alza la qualità della vita di tutti. E non è solo una questione per ricchi»
L’urbanistica contemporanea sta vivendo una vera e propria «rivoluzione vegetale». Il mercato del verde urbano è in pieno fermento, alimentato da un flusso costante di investimenti destinati a soluzioni innovative — tetti bio attivi, pareti verticali, infrastrutture verdi —, ormai pilastri fondamentali dei progetti di rigenerazione nelle nostre metropoli. In questo scenario, il florovivaismo si conferma un asse strategico del made in Italy, capace di generare ricchezza e, simultaneamente, di migliorare il microclima e il benessere sociale. Tuttavia, questo slancio deve fare i conti con una duplice pressione: da un lato, l’impennata dei costi energetici e delle materie prime che pesa sulla produzione; dall’altro, la necessità di adattarsi a un clima sempre più estremo, che impone una gestione più complessa e una selezione botanica più rigorosa per garantire la sopravvivenza dei nuovi polmoni cittadini. Ne abbiamo parlato con Emanuele Bortolotti, partner dello studio di paesaggistica AG&P greenscape di Milano.




