
di Aldo Grasso
Nonostante l’impegno di Pasotti, i personaggi appaiono appena abbozzati
Quella frase di Mussolini incisa sul Palazzo della Civiltà a Roma – «Un popolo di poeti, di artisti, di eroi, di santi, di pensatori, di scienziati, di navigatori, di trasmigratori» – è diventata purtroppo il canone di molte fiction italiane: prodotti che in gergo chiamiamo «biopic», ma che faremmo meglio a definire «santini».
Sulla scia delle Olimpiadi invernali, questa volta tocca a Eugenio Monti. Nato a Dobbiaco nel 1928, Monti ottenne i suoi più grandi successi nel bob, sebbene la sua carriera sportiva lo vide spaziare dallo sci all’automobilismo. Fu proprio sulle piste da sci che iniziò a gareggiare a livello nazionale, guadagnandosi il soprannome di «Rosso Volante», coniato da Gianni Brera.
«Rosso Volante» è un film-tv per Rai1 scritto da Silvia Napolitano, Giorgio Pasotti e Valerio Bariletti, liberamente ispirato al libro «Rosso ghiaccio: Eugenio Monti, dietro la leggenda» di Stefano Rotta. Diretto da Alessandro Angelini, il film vanta un cast composto da Giorgio Pasotti, Andrea Pennacchi, Denise Tantucci, Stefano Scandaletti e Maurizio Donadoni.
La narrazione si sofferma principalmente su due edizioni dei Giochi: Innsbruck 1964 e Grenoble 1968. Nelle prime, Monti fu




