
Il giudice Vitelli torna sul delitto di Garlasco: ragionevole dubbio, indagini a senso unico e l’impronta sul dispenser del sapone
In un caso come quello di Garlasco, il «ragionevole dubbio» è probabilmente la strada più intelligente da seguire. Altrimenti si rischia di avere un innocente che sconta ingiustamente la pena in carcere, un nuovo indagato (forse innocente pure lui) la cui vita è stata rovinata e tanti, tanti errori investigativi e giudiziari che pesano come macigni sulla fiducia delle persone nella magistratura e nelle forze dell’ordine.
Perché indagare è lecito, ci mancherebbe, ma giudicare e condannare (anche a livello mediatico) prima di avere delle prove inconfutabili, quello no. La posta in gioco è troppo alta. È in questo quadro intricato che si inserisce una delle «prove confutabili» che contribuì a condannare colui che ancora oggi è (con dubbi più che ragionevoli) ritenuto l’unico colpevole. L’impronta di Alberto Stasi nel bagno di casa Poggi, secondo il giudice che lo assolse in primo grado, non serve a dimostrare che abbia lavato via il sangue di Chiara. Serve, semmai, a dimostrare il contrario. Lo sostiene Stefano Vitelli, magistrato oggi al tribunale del Riesame di Torino, in un’intervista a Il Giorno in




