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Dazi, il cauto ottimismo di Palazzo Chigi: ora evitare attacchi alla Casa Bianca

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di Simone Canettieri

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«Giorgia, eccoci: ti aggiorno al volo». A metà pomeriggio una rapida telefonata da Bruxelles informa Giorgia Meloni sul G7-Commercio a cui ha partecipato Antonio Tajani. Si è parlato di dazi, of course. Il ministro degli Esteri riferisce alla premier le intenzioni di Jamieson Lee Greer, ovvero il negoziatore commerciale americano presente alla riunione. Felice sintesi che rimbalza a Roma: l’intenzione dell’amministrazione Trump dopo la sentenza della Corte Suprema Usa è mantenere il quadro dei dazi precedenti, collegandoli però a basi giuridiche differenti. 

Tajani riporta a Meloni, come se fossero dispacci dal fronte, il senso dei ragionamenti espressi dal delegato di Trump: «Agire rapidamente per evitare nuove incertezze, ma evitare l’idea che possano esserci rimborsi per aziende esportatrici straniere».

Ecco, su questo aspetto Meloni dentro di sé annuisce. Da quando è scoppiato il caos delle «tariffe» la presidente del Consiglio non è ancora intervenuta, a differenza di altri omologhi europei come Macron e Merz. Ha parlato al contrario sul Festival di Sanremo e sull’agente di polizia fermato per la storiaccia di Rogoredo, ma sui dazi

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