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Referendum sulla Giustizia, una campagna inquinata da estremismi e autogol

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di Massimo Franco

Tra i partiti pesano l’eccesso di polemiche e di accuse il fronte del Sì e quello del No. L’incognita della partecipazione sarà il vero spartiacque

Si sta verificando una strana inversione delle parti. Fino a poche settimane fa, il fronte del Sì referendario era sicuro di vincere, e lo proclamava con una sicurezza al limite della sicumera. Da qualche giorno sta accadendo l’opposto. È lo schieramento del No alla riforma della Giustizia a dirsi certo di prevalere nella consultazione del 22 e 23 marzo. Sondaggi alla mano, si vede già proiettato verso la vittoria. E il nervosismo palese delle forze di governo contribuisce a questa sensazione, insieme con qualche sbavatura. In realtà, è una campagna referendaria segnata dagli autogol. Al fondo, ristagna l’incognita della partecipazione che sarà il vero spartiacque. E dunque nessuno può sapere che cosa accadrà di qui al voto. 

La domanda senza risposta è quanto peserà sulla mobilitazione l’eccesso di polemiche e di accuse che Sì e No dimostrano. Ormai è chiaro che nelle prossime settimane i partiti fingeranno di occuparsi del merito dei quesiti, peraltro complicati, quasi astrusi per gran parte dell’opinione pubblica. Ma lo scontro diventerà sempre più politico.

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