
Parla la portavoce di Unhcr a Kiev: i più vulnerabili quelli che fuggono dalle zone di frontline
«Il 2025 è stato, secondo la Missione di Monitoraggio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite in Ucraina, l’anno più letale per i civili dall’inizio dell’invasione su larga scala: più di 2.500 persone sono state uccise e oltre 12.000 ferite. Il paradosso è che, mentre la guerra resta quotidiana per chi la vive, la percezione all’estero è che se ne parli meno e che quindi la situazione si sia “normalizzata”. Non è così: gli attacchi continuano, e l’impatto umanitario resta enorme». Elisabeth Arnsdorf Haslund è la portavoce di Unhcr in Ucraina e ogni giorno prova a raccontare a osservatori e giornalisti la realtà di un Paese che sta entrando nel suo quinto anno di guerra.
Quindi non è vero che “la guerra si sta spegnendo” solo perché non è più in prima pagina?
«No, non è vero. Nel solo 2025 ci sono stati appena quattro giorni in cui non si sono registrati attacchi sull’Ucraina. È un dato che dice molto. Il conflitto non ha smesso di produrre vittime e danni e, negli ultimi mesi, tre fattori in particolare hanno aggravato la situazione umanitaria. Il primo è




