di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Trump reintroduce per decreto il dazio globale al 15%: per la Ue l’aliquota resta uguale, ma salta l’accordo commerciale e Bruxelles teme una nuova fase di tensioni con Washington
Per i prodotti europei esportati negli Stati Uniti non cambia quasi nulla sul piano delle aliquote, ma cambia molto sul piano della stabilità commerciale. Con il nuovo dazio globale al 15% annunciato da Donald Trump dopo la sentenza della Corte Suprema degli Stati Uniti, l’Unione europea continuerà di fatto a pagare la stessa tariffa già prevista dall’intesa commerciale raggiunta la scorsa estate con Washington. Il punto non è l’aumento del prelievo doganale — che resta al 15% — ma la base giuridica su cui ora poggia.
Dall’accordo bilaterale alla decisione unilaterale americana
Fino a prima della sentenza della Corte Suprema, quel 15% era il risultato di un compromesso politico tra Bruxelles e Washington, pensato per dare prevedibilità agli scambi transatlantici e consentire alle imprese di programmare produzione, prezzi e investimenti. Con il nuovo decreto firmato da Trump, invece, la tariffa diventa una misura unilaterale degli Stati Uniti, temporanea e potenzialmente modificabile in qualsiasi momento. In pratica: l’aliquota resta identica, ma scompare la cornice di stabilità




