di Fausta Chiesa
Il decreto rompe il caposaldo dell’Ets, nato per rendere più competitive le rinnovabili rispetto al gas, perché annulla questo fattore e Ursula von der Leyen ha già alzato il sopracciglio
La misura più impattante del dl Bollette è l’eliminazione dal 2027 dell’Emissions Trading System — le tasse sulla Co2 — come costo dell’energia prodotta con il gas nel prezzo offerta sul mercato. Un costo che non è eliminato, ma che da monte sarà trasferito a valle, cioè in bolletta nel «calderone» degli oneri generali. Questa «sterilizzazione», che toglie tra i 25 e i 30 euro al megawattora non ha solo l’effetto di abbassare il prezzo medio unico nazionale (Pun), che è l’obiettivo del governo. La prima conseguenza è stata di far cadere in Borsa le aziende produttrici di energia.
I dubbi
Ma anche se si accettasse di sacrificarle sull’altare della lotta all’Ets, bisognerebbe chiedersi se la vittoria è possibile. E in molti ne dubitano. Primo perché il decreto — ed è l’obiettivo della premier Giorgia Meloni — rompe il caposaldo dell’Ets, nato per rendere più competitive le rinnovabili rispetto al gas, mentre il decreto annulla questo fattore e Ursula von der Leyen ha già alzato il




