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Samurai Jay: «La mia voce per le periferie di Napoli, sono uno che ci ha creduto»

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di Andrea Laffranchi

Il suo percorso musicale nasce come chitarrista di band punk e metal «sfaccettature estreme della musica, mi piaceva però il contrasto fra il “rumore” di quei suoni e le melodie»

Questo progetto nasce con lo spirito di suonare insieme, divertirsi e far ballare tante persone». Samurai Jay si fa accompagnare da due amici, due chitarre che passano di mano, e via con un karaoke impazzito che va da una goliardica imitazione di Lucio Corsi a Lucio Dalla. Dopo il successo virale via Tik Tok di «Halo» della scorsa estate Samurai Jay arriva al Festival di Sanremo con «Ossessione»: «L’ossessione è il motore, è ciò che muove tutto, è il voler fare di più. Si tratta di un’ossessione sana e positiva, quella negativa non ci piace», racconta il 27enne, vero nome Gennaro Amatore. Rivendica la provenienza da Mugnano, periferia di Napoli. «Sento l’orgoglio di essere uno che dà voce alla provincia, un posto dimenticato e lasciato a se stesso dove ti insegnano a sopravvivere e non c’è interesse a tenere i ragazzi lontani da certi ambienti. Se poi hai fantasia finisci per essere bullizzato, “quello lì vuole fare l’artista”…».

Samurai e Gennaro, racconta, si assomigliano:

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