
Una piccola azienda di trasformazione agroalimentare sulla costa ionica della Calabria ha visto in poche ore andare sott’acqua il magazzino principale. La polizza catastrofale obbligatoria c’era, regolarmente stipulata, e copriva alluvioni e inondazioni, come previsto dai decreti attuativi della legge di Bilancio 2024. Il perito, però, ha classificato l’evento come «ruscellamento» da piogge intense e insufficiente drenaggio, un fenomeno che in molte condizioni generali rientra tra le esclusioni: l’acqua non proveniva da un corso d’acqua esondato, ma da un accumulo improvviso sulla sede stradale e nei piazzali. Risultato: beni danneggiati, interruzione dell’attività per settimane, indennizzo azzerato per una questione di definizioni tecniche.
Il ciclone Harry e il boom di contenziosi
Il passaggio del ciclone Harry sulle regioni del Sud ha lasciato dietro di sé non solo porti devastati, stabilimenti balneari sventrati e strade interrotte, ma anche una scia di contenziosi assicurativi che sta diventando, giorno dopo giorno, un secondo fronte dell’emergenza. Nelle aree costiere di Calabria, Sicilia, Puglia e Basilicata, molte imprese hanno scoperto troppo tardi che le loro polizze, pur formalmente «catastrofali» e in regola con il nuovo obbligo di legge, non coprono i danni da mareggiate, né le conseguenze delle trombe d’aria e del vento estremo che hanno




