
di Massimiliano Del Barba
Ha incarnato per Sabaf il coraggio del cambiamento attraverso la crescita. Sua la firma al piano industriale che ha cambiato volto all’azienda di Ospitaletto
La scomparsa, lo scorso mercoledì, di Pietro Iotti ha lasciato un vuoto non soltanto nella sua famiglia e, come logico, nella società che amministrava dal 2017. La sua morte improvvisa ha infatti reso evidente la sua sostanziale unicità nel panorama aziendale e imprenditoriale della provincia di Brescia. Come abbiamo già avuto l’occasione di scrivere a caldo appena appresa la notizia, Iotti — ingegnere emiliano con un passato in importanti realtà nazionali e internazionali come Iren, Interpump, Technogym, Iveco e Smeg — ha incarnato per Sabaf il coraggio del cambiamento attraverso la crescita. Sua, vale la pena di ripeterlo, la firma al piano industriale che ha cambiato volto all’azienda di Ospitaletto, storicamente specializzata nei sistemi per la cottura a gas, portandola a una crescita per linee esterne che ne ha favorito la verticalizzazione organizzativa e la diversificazione dell’offerta, sia produttiva che di mercato.
Suo, non da ultimo il coraggioso salto tecnologico nella cottura a induzione. Scelte che hanno portato Sabaf dai 150 milioni di euro di fatturato del 2017 ai




