di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Tra dazi al 15%, dollaro debole e incertezza normativa, l’export dell’arredo verso gli Usa rallenta. Il contract soffre di più, con cali fino al 9%
La sentenza della Corte Suprema Usa sui dazi di Trump e la minaccia di nuove tariffe di Donald Trump riaccendono l’instabilità sull’export italiano dell’arredo verso gli Stati Uniti, mercato chiave per il settore. «Ormai siamo quasi abituati a queste sorprese, perché in questo contesto non si può mai stare tranquilli», commenta il presidente di Federlegno Arredo, Claudio Feltrin. «Avevamo appena iniziato a “digerire” i dazi già in vigore del 15% e ora questa nuova scossa. A tutto questo, poi, si aggiunge la svalutazione del dollaro rispetto all’euro, che pesa tra il 15 e il 20%».
Presidente, che impatto ha questo aumento sui prezzi finali dei prodotti italiani negli Usa?
Dipende molto dal segmento di mercato. Nel settore casa, il prodotto che entra a 100 viene poi rivenduto — per via dei costi di distribuzione e servizi — intorno a 220. Con dazi e cambio si arriva facilmente a 250–260.
Nel nostro posizionamento alto di gamma, spesso il cliente che si innamora di un prodotto continua ad acquistarlo anche se costa




