Un aspetto meno discusso ma comunque problematico del rientro incontrollato di detriti spaziali in atmosfera, quello dell’inquinamento atmosferico, è stato per la prima volta indagato direttamente e di proposito in uno studio scientifico. Nel lavoro, pubblicato su Communications Earth & Environment, è stato possibile collegare un improvviso incremento di litio (un materiale usato nelle componenti di veicoli spaziali) in atmosfera con il rientro dello stadio superiore di un razzo Falcon 9 di SpaceX, nel febbraio 2025.
Una fonte poco nota di inquinamento
Secondo lo Space Environment Report dell’ESA, dall’inizio dell’Era spaziale nel 1957 ad oggi ci sono stati circa 7.170 lanci di razzi (se non si contano i lanci falliti); il numero di satelliti messi in orbita da questi razzi è di circa 25.170. L’orbita terrestre è sempre più congestionata, aumenta il rischio di collisioni a catena tra satelliti e frammenti di satelliti e quello di un loro rientro incontrollato. Per i detriti di dimensioni maggiori, cresce anche l’eventualità che possano sopravvivere alla distruzione in atmosfera e schiantarsi con la superficie terrestre, o attraversare lo spazio aereo creando un pericolo per l’aviazione civile.
Quando però detriti di satelliti, di razzi e di altri componenti




