La bocciatura della Corte Suprema era nell’aria da mesi, ciò non toglie che il danno politico per Trump sia sostanziale. La Casa Bianca ha già annunciato il suo piano B e sostituisce nuovi dazi a quelli che sono stati giudicati incostituzionali; tuttavia, la sua autorità ne esce sminuita. Per non parlare della credibilità all’estero.
Una Corte a maggioranza repubblicana lo sanziona per abuso di potere: la legge sulle emergenze economiche internazionali del 1977, da lui invocata per certi dazi, non autorizza quel tipo di discrezionalità dell’esecutivo. Sul piano dell’immagine la figuraccia è evidente, la Casa Bianca dà prova d’incompetenza, avendo ignorato gli avvertimenti di molti: anche in campo repubblicano, e nel mondo del business, lo avevano messo in guardia sulla fragilità giuridica di alcune tasse doganali.
Si apre una nuova incertezza anche perché le imprese che quei dazi hanno già versato alle dogane, cioè al Tesoro, possono chiederne il rimborso. Questa bocciatura colpisce il secondo asse del protezionismo di Trump, quello commerciale, dopo le difficoltà dell’altra politica protezionista, quella sull’immigrazione. Anche sui migranti illegali, Trump è riuscito a partire con un capitale di consensi elevatissimo (perfino tra le minoranze etniche e una parte dei democratici), e a dilapidarne




