
Poco meno di 6 milioni di abitanti, eppure la nazione di Re Harald V ha cannibalizzato le Olimpiadi invernali, ha messo sotto l’Italia nel calcio e vanta eccellenze in tutte le discipline. Un caso? No. Ci sono dietro una filosofia precisa, e una serie di interventi strutturali in tutti i settori
A Oslo c’è una tomba che dovrebbe avere più o meno sei milioni di fiori. Dietro la Norvegia pigliatutto in ogni sport – 36 medaglie olimpiche a Milano-Cortina, prima all time nel medagliere davanti agli Stati Uniti – c’è una filosofia capace di tracciarne il percorso. Si chiama “friluftsliv”. Significa “vita all’aria aperta”. Il primo a parlarne fu Henrik Ibsen, il poeta più importante del Paese sepolto al cimitero di Var Frelsers, come Edvard Munch. Se la Norvegia dice la sua in quasi tutti gli sport il merito è anche di questa parolina magica. Di un modo di vivere che si ricollega alla natura e ai suoi benefici: rilassarsi, aprire la mente, connettersi e ricaricarsi. Anche grazie allo sport. I successi moderni di Klaebo – l’atleta più vincente delle olimpiadi invernali, dieci ori a referto -, Ingebrigtsen, Ruud, Haaland, Blummenfelt, Warholm e non solo si incastonano in questo tipo




