
di Matteo Persivale
Con gli Epstein Files finisce l’idea del «primato» di Londra e New York
I fantasmi sono ovunque, in Shakespeare: messaggeri di sventura, vendicatori di omicidi, infestano le notti dei vivi ricordando loro i crimini commessi. È shakespeariana la caduta simultanea del «principe delle tenebre» di Westminster e dell’ex principe-duca di York, privati dei loro titoli dal fantasma di Jeffrey Epstein. Vite lontanissime e parallele: Peter Mandelson e Andrew Mountbatten-Windsor, l’architetto delle vittorie laburiste dopo decenni di umiliazioni e il fratello minore del futuro re.
Il Mazarino degli ultimi quarant’anni di politica britannica e il ricco nullafacente condannato dalle regole monarchiche al triste ruolo di «ruota di scorta». Mandelson costretto alle dimissioni dalla Camera dei Lord, Andrea licenziato dal ruolo di altezza reale con una glaciale mezza paginetta firmata da suo fratello (umiliazione che riecheggia nei corridoi della Storia: nulla di simile dai tempi di Enrico VIII, a parte i lontani cugini filonazisti subito banditi durante la guerra dal padre di Elisabetta).
È la fine di tante cose: della «special relationship» tra Londra e Washington incarnata dal ciuffo e dagli abiti blu sartoriali dell’ambasciatore Mandelson scelto «perché si farà ascoltare da Trump» (Andrea fingeva di




