
di Andrea Laffranchi
Il cantante in gara per l’undicesima volta con «Il meglio di me»
Undici volte al Festival. Come Patty Pravo. «Un onore», commenta Renga, recordman di presenze per questa edizione di Sanremo. «Ogni volta ci sono venuto con una motivazione diversa».
Le rifarebbe tutte?
«Forse mi risparmierei l’anno del covid… È stato difficile. Il non potersi muovere era diventato un’ossessione tale da farti apprezzare traffico, interviste e tutte quelle cose che normalmente sono una rottura di scatole».
Nel 2005 vinse con «Angelo».
«Quella volta la partecipazione fu casuale. Erano usciti un album e un singolo che funzionavano e non ci stavamo pensando proprio al Festival. Mi chiamò Bonolis, che era il conduttore, e mi convinse».
E questa volta?
«È il Sanremo della novità, ho firmato con una nuova etichetta… un’epifania. La canzone parla di una cosa semplice e rivoluzionaria. Viviamo in un tempo in cui siamo abituati a nascondere ciò che non funziona per paura di crollare. Invece credo che guardando quella parte peggiore di noi si possa cambiare davvero. Non è l’altro a dover sistemare ciò che non va e caricarsi addosso il buio ma tu che devi attraversarlo. Il meglio di noi non arriva negando




