La cooperativa Terre d’Oltrepò venga dichiarata insolvente. Usando il termine tecnico che, nel linguaggio comune, coincide con “fallita”. È la richiesta depositata al Tribunale di Pavia dal commissario Luigi Zingone, nominato dal Ministero lo scorso agosto, quando la crisi – già delineata nei mesi precedenti – era esplosa in tutta la sua gravità.

Terre d’Oltrepò: chiesto al Tribunale il fallimento
Al momento dell’incarico, al commissario era stato affidato il compito di ricostruire con precisione la situazione economico-finanziaria e valutare se esistessero margini per un eventuale rilancio di una realtà che, fino a pochi anni fa, contava oltre 700 agricoltori associati. L’esito dell’istruttoria, però, è stato negativo.
Zingone ha messo le conclusioni nero su bianco nell’istanza inviata alla sezione fallimentare del Tribunale civile di Pavia: un documento che sintetizza quanto verificato nell’arco di sei mesi e che, di fatto, archivia l’ipotesi di una ripartenza, nonostante le speranze e le più recenti proposte di rilancio avanzate da alcune forze politiche.
Tra gli elementi richiamati figura anche il parere dell’esperto incaricato dalla Camera di Commercio l’anno scorso, secondo il quale la situazione avrebbe iniziato a deteriorarsi già a gennaio 2025. In quel periodo il distributore Mach&Schule – con cui l’allora amministratore Umberto Callegari




