
di Gloria Bertasi e Stefano Bensa
Il presidente: «Saremo ancora più virtuosi». Il Pd: «Forte impronta del governo centrale»
Ci sono voluti otto anni tra ostruzionismo in aula e trattative estenuanti, ma alla fine il primo tassello concreto dell’Autonomia, quello che dovrebbe fare la differenza liberando 300 milioni per la sanità veneta, è arrivato. Ieri il Consiglio dei ministri e le Regioni Veneto, Liguria, Lombardia e Piemonte hanno siglato l’intesa per il trasferimento delle competenze su quattro materie: protezione civile, professioni, previdenza complementare e — unico ambito Lep (Livelli essenziali delle prestazioni) — tutela della salute ma solo relativamente alla gestione delle risorse finanziarie, al netto dei Lea (Livelli essenziali di assistenza).
Il passaggio di ieri non ha effetti immediati ma è dirimente: entro sessanta giorni deve dare il proprio parere la Conferenza unificata Stato-Regioni, quindi entro novanta devono esprimersi le Camere. Poi, i documenti sottoscritti ieri torneranno in Consiglio dei ministri e allora, sì, i giochi saranno fatti per le prime materie. Ma l’obiettivo è proseguire nell’attuazione dell’Autonomia: «Continueremo a andare lungo questa direzione», annuncia all’uscita da Palazzo Chigi il presidente Alberto Stefani. «La Lega ha portato avanti la battaglia a maggior ragione in questa legislatura




