
Yoon Suk Yeol condannato all’ergastolo per la legge marziale del 2024: ecco cosa accadde a Seoul e quali precedenti pesano sulla crisi
La Corea del Sud condanna un ex presidente all’ergastolo per insurrezione. Non è un titolo simbolico: è una sentenza pronunciata a Seoul e destinata a incidere in profondità sugli equilibri politici del Paese.
Yoon Suk Yeol è stato riconosciuto colpevole di aver guidato il tentativo di imporre la legge marziale nel dicembre 2024, mobilitando esercito e polizia per bloccare l’Assemblea Nazionale e arrestare esponenti di primo piano dell’opposizione. Secondo i giudici, l’operazione non rispondeva a una minaccia esterna né a un’emergenza di sicurezza nazionale, ma configurava un tentativo diretto di neutralizzare il Parlamento e consolidare il potere esecutivo.
L’accusa di insurrezione è la più grave prevista dal codice penale sudcoreano in materia di ordine costituzionale. Prevede soltanto due pene: la morte o l’ergastolo. I procuratori avevano chiesto la condanna capitale, ritenendo le azioni dell’ex presidente una minaccia alla democrazia del Paese. La corte ha optato per la reclusione a vita, anche alla luce della moratoria sulla pena di morte in vigore dal 1997, che di fatto ne sospende l’esecuzione.
La notte della legge marziale
La crisi si




