di Alberto Mingardi
Chi era l’economista americano che dalla fondazione del think thank Cato Institute alla critica sugli interventi di Stato durante le crisi si è fatto notare per le sue posizioni mai accomodanti e con pochi compromessi
Il nome di Ed Crane, venuto a mancare la settimana scorsa, dirà poco ai più. Ma la sua è stata una storia importante. Sulla Massachusetts Avenue, a Washington, a un isolato di distanza dalla Carnegie Library in Mount Vernon Square, che era una biblioteca e adesso è un Apple Store, c’è un palazzo di vetro. Lì ha sede il Cato Institute. Si tratta di un think tank, un’organizzazione che prova da una parte a coltivare alcune idee nel mondo degli studi, dall’altra ad aiutarne la migrazione verso quello dei fatti politici. Crane, che veniva dalla finanza, ne è stato il fondatore, assieme al magnate Charles Koch e all’economista Murray N. Rothbard (che quest’anno avrebbe compiuto cent’anni), col quale pure qualcosa si ruppe subito.
L’istituto nacque sulla costa Ovest, a San Francisco, in un contesto anomalo: economisti, studiosi di storia delle idee, qualche fricchettone. Da principio fiancheggiava il Libertarian Party, uno degli sfortunati «terzi partiti» d’America, per cui nel 1980




