di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Il divario tra utenze domestiche e grandi imprese è tra i più alti d’Europa. Pesano oneri di rete, tasse e dipendenza dal gas importato, mentre i ritardi sulle rinnovabili frenano i ribassi dei prezzi
In Italia accendere una luce in casa costa molto più che alimentare una fabbrica. Le famiglie italiane pagano circa il doppio dell’elettricità rispetto alle industrie ad alta intensità energetica: uno dei divari più ampi dell’area euro, certificato dalla Banca centrale europea.
Il fenomeno riguarda l’intera Unione monetaria, ma nel nostro Paese assume dimensioni particolarmente marcate. Secondo l’analisi contenuta nell’ultimo Bollettino economico della Bce, mentre in Francia il sovrapprezzo per le famiglie rispetto alle imprese si attesta attorno al 64% e nei Paesi Bassi al 20%, in Italia — come in Germania e Spagna — la bolletta domestica arriva a costare circa il 100% in più.
Tutte le voci della bolletta pesano di più
Non si tratta soltanto del prezzo dell’energia all’ingrosso. La Bce sottolinea come tutte le componenti della bolletta risultino più care per i nuclei familiari: dai costi di rete agli oneri di sistema, fino alla fiscalità.
Le industrie energivore beneficiano invece di strutture tariffarie dedicate




