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«Trump attaccherà l’Iran». Venti di guerra su Teheran (per spingere sui negoziati)

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di Greta Privitera

La Casa Bianca: «Piccoli progressi ma ancora tante distanze»

Un hamburger ripieno di niente. Così un funzionario americano ha liquidato i colloqui di Ginevra tra Iran e Usa, al giornalista israeliano Barak Ravid. Due giorni dopo l’incontro svizzero, la lettura degli eventi si fa più distante da quella del ministro degli Esteri iraniano Abbas Araghchi, che aveva parlato di «progressi».

Su Axios e Cnn si legge che l’America di Donald Trump è più vicina di quanto si creda a un conflitto vero e proprio in Medio Oriente. Non un raid chirurgico, ma una campagna massiccia con Israele al fianco: un’operazione esistenziale per il regime degli ayatollah, più ampia della Guerra dei dodici giorni dello scorso giugno. Uno scenario di questo tipo travolgerebbe l’intera regione e potrebbe avere un costo alto per gli Stati Uniti.

A gennaio, Trump ci è andato vicino quando ha minacciato un attacco contro gli ayatollah per il massacro delle migliaia di manifestanti che chiedevano la fine della Repubblica Islamica. Però, sotto consiglio degli alleati regionali, ha preferito tentare con i negoziati e con il potenziamento militare (due portaerei nel Golfo Persico, caccia), continuando a ripetere che «tutte le

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