di Massimo Gaggi
Dopo le perdite sui motori verdi, i big dell’auto studiano vie d’uscita per restare nel settore, dalle coproduzioni con la Cina alle batterie Lmr al litio e manganese. Intanto cresce l’attività degli outsider orientali come Xiaomi (che sta togliendo mercato alla Porsche) e Huawei
William Clay Ford, ultimo discendente della dinastia dell’auto americana, pronipote di Henry Ford che fondò la compagnia nel 2003, da vent’anni presidente esecutivo della Ford Motor Company, mostra con orgoglio il recente sondaggio di Time che ha incoronato come marchio più iconico, quello che ha inciso di più sulla vita degli americani e sulla loro cultura, non la mela di Apple, né loghi ubiqui come quelli di McDonald’s o Starbucks, ma proprio l’ovale blu dell’azienda di Dearborn.
Difendere la gloria accumulata in oltre un secolo è, però, impresa sempre più ardua per questo gruppo, raro caso di capitalismo familiare nel mondo imprenditoriale americano.
Ford, l’unica delle tre big di Detroit ad aver evitato la bancarotta e il salvataggio governativo nella Grande recessione del 2009, ha vissuto vicende alterne riuscendo, comunque, a difendersi da una concorrenza asiatica sempre più aggressiva. Ma dopo la ripresa post Covid, ha vissuto un 2025 mediocre




