Le atlete transgender hanno, in virtù della precedente esposizione al testosterone, un vantaggio fisico nelle prestazioni sportive? La questione è al centro di un dibattito spesso più politico che scientificamente informato. Uno studio pubblicato sul British Journal of Sports Medicine che ha analizzato la letteratura precedente sul tema ha concluso che, dopo la terapia ormonale, le atlete trans hanno una forma fisica e una capacità aerobica paragonabili a quelle delle atlete cisgender, e non risultano pertanto favorite dal punto di vista atletico.
Escluse dai giochi
Le donne transgender sono donne alle quali è stato assegnato sesso maschile alla nascita, che in alcuni casi, per colmare un’incongruenza tra la loro identità di genere e il sesso con il quale sono state inizialmente identificate, hanno affrontato una transizione di genere con farmaci soppressori del testosterone e ormoni estrogeni, una terapia con effetti femminilizzanti.
È opinione diffusa che l’influenza del testosterone (il principale ormone maschile che influenza anche le caratteristiche sessuali secondarie, come la massa ossea e muscolare) durante la pubertà possa conferire alle atlete transgender un vantaggio residuo nelle prestazioni sportive. Questa convinzione è stata spesso portata da correnti politiche conservatrici come argomento per richiedere divieti assoluti di




