di Gianluca Mercuri
L’Emission trading system, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra, è attivo in tutta la Ue e in Islanda ed è prevista una sua estensione nei prossimi anni
In queste ore il governo sta varando il decreto bollette, l’atteso provvedimento che dovrebbe finalmente ridurre i costi dell’energia per famiglie e imprese. La gestazione delle misure è stata piuttosto tormentata e i primi riscontri non sembrano scaldare troppo la platea interessata, né dal lato delle imprese né da quello dei consumatori (qui l’approfondimento). La questione è complessa e le scelte che toccano al governo non sono agevoli. Uno degli aspetti decisivi per capirla meglio ha, come sempre in questi casi, una cornice europea decisiva e risvolti tecnici un po’ ostici ma ineludibili.
Si tratta degli Ets, sigla che sta per Emission trading system, il sistema europeo di scambio delle quote di emissione di gas a effetto serra (Greenhouse Gases, Ghg): attivo in tutta l’Ue e in Islanda, Liechtenstein e Norvegia, è da tempo nel mirino della presidente del Consiglio. Anche nel vertice sulla competitività della scorsa settimana, Giorgia Meloni ha infatti affermato la necessità di una sua




