di Danilo Taino
La rotonda vittoria di Sanai Takaichi in Giappone è il segno della nuova era post-deflazione nel Paese. Ecco cosa cambierà nelle isole nipponiche (e per noi)
Il Giappone si è rialzato. Ciò che è interessante nella vittoria a valanga di Sanae Takaichi alle elezioni dell’8 febbraio non è solo l’affermazione al potere di una figura nuova, conservatrice ma di rottura con la tradizione familista della politica nipponica; è il fatto che i giapponesi le hanno dato un mandato (oltre due terzi dei consensi al suo partito) per cambiare stagione, per fare uscire definitivamente il Paese da oltre tre decenni di sonno. In politica interna ed estera e in economia.
La scorsa estate, quando il primo ministro del tempo, Shigeru Ishiba, si dimise, una schiera di analisti scrisse i necrologi per il suo partito, il Liberal democratico Ldp. E quando videro che al suo posto era arrivata una donna (prima volta nel Sol Levante) che ammira le politiche che furono di Margaret Thatcher e non vuole litigare con Donald Trump, molti furono certi che avrebbe polarizzato il Paese e confermato la fine della forza politica che ha dominato la scena per gli scorsi sette decenni.




