
di Francesco Rosano
Nell’aula della Regione la contestazione degli attivisti contro i centri per le espulsioni. Il presidente dem: «Non ho bisogno di essere appoggiato dal Pd nazionale, faccio parte di una comunità e do il mio contributo». L’incontro in Viale Aldo Moro con Igor Taruffi non è bastato a ricomporre le distanze
«Non ho bisogno di essere appoggiato dal Pd nazionale: faccio parte di una comunità politica e do un contributo». Nel giorno in cui la sua apertura a un confronto con il governo su un Centro di permanenza per i rimpatri in Emilia-Romagna approda in Assemblea regionale — tra le polemiche di entrambi gli schieramenti e le proteste degli attivisti no-Cpr — il presidente Michele de Pascale tiene aperta la porta al dialogo con il Viminale. «Se c’è una discussione seria, l’Emilia-Romagna si siede e porterà tutte le criticità che ha delineato», dice il governatore, infastidito da chi lo accusa di sabotare Bologna a un anno dal voto: «La campagna elettorale del Comune interessa ai cittadini di Bologna, questa regione è un po’ più grande…». Ma dopo una settimana di prudenze e frizioni malcelate, dal Nazareno arriva infine uno stop del Pd nazionale: «Non riteniamo



