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Alzheimer: le nuove terapie richiedono un cambio «di sistema»

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L’approvazione degli anticorpi monoclonali anti-amiloide segna un punto di svolta nel trattamento della patologia, ma l’impatto reale di questa nuova possibilità non dipende solo dai farmaci

L’approvazione degli anticorpi monoclonali anti-amiloide segna un punto di svolta nel trattamento della malattia di Alzheimer. Per la prima volta disponiamo di farmaci in grado di agire sui meccanismi biologici della malattia, rallentandone la progressione nelle fasi iniziali. Ma la nostra esperienza sul campo dimostra che l’impatto reale di queste terapie non dipende solo dal farmaco: dipende, in modo decisivo, da come il sistema sanitario si organizza per utilizzarlo.
 
Nel lavoro pubblicato su The Lancet Regional Health – Europe abbiamo raccontato l’esperienza del Centro Alzheimer e Patologie Correlate (CARD) dell’Irccs Ospedale San Raffaele di Milano, tra i primi in Europa ad aver introdotto questi trattamenti nella pratica clinica secondo le indicazioni dell’Agenzia Europea del Farmaco. L’introduzione delle terapie ha richiesto la costruzione di un percorso strutturato, multidisciplinare e biologicamente orientato, capace di integrare diagnosi, selezione, monitoraggio e accompagnamento lungo tutto il percorso di cura.
Abbiamo sviluppato un modello che prevede un triage iniziale, anche in telemedicina, per accelerare l’identificazione dei potenziali candidati; una valutazione clinica e neuropsicologica approfondita; biomarcatori plasmatici e liquorali; risonanza magnetica e genotipizzazione

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