di Federico Fubini
La storia di Germania e Giappone è segnata da un inseguimento degli Usa durato un secolo e mezzo. La capacità di presidiare i mercati non basta più. Le ripetute innovazioni degli Stati Uniti (e della Cina) vanificano l’inseguimento
(Questo articolo è stato tratto dalla newsletter Whetever it takes di Federico Fubini, se vuoi iscriverti clicca qui)
Non riesco a pensare a due paesi le cui vicende siano parallele, nell’ultimo secolo e mezzo, come quelle di Germania e Giappone. Entrambi arrivano tardi alla rivoluzione industriale, entrambi imitano ed espandono le tecnologie sviluppate altrove nell’800; ma in pochi decenni ascendono ai vertici della capacità produttiva e perseguono, da prima della Prima guerra mondiale, un imperialismo aggressivo che li porterà alle catastrofi di Dresda, Hiroshima e Nagasaki nel 1945. Entrambi allora si spogliano non solo della propria identità imperiale, ma di grandissima parte delle capacità militari – trasformandole quasi in un tabù – e risorgendo nel dopoguerra come potenze esportatrici di auto, macchinari e altri beni d’investimento. Entrambi prosperano nella globalizzazione a guida americana come alleati privilegiati del Paese leader, ma finiscono per toccare i limiti di un modello di sviluppo dipendente dall’export e minato da una




