di Edoardo De Biasi
Il rischio di abbagli e sottovalutazioni in una fase tanto liquida come l’attuale è grande se si continua a far conto sui soliti vecchi indicatori. Parola dell’«oracolo»
Ma gli indicatori di Borsa hanno ancora senso? Il mitico p/e (rapporto prezzo/utili) ha ragione d’essere? Esistono nuovi strumenti analitici che garantiscono la qualità dell’investimento? La sensazione è che si sia chiusa un’epoca e che gli strumenti che certificavano la validità d’investimento siano finiti. Ormai quasi tutto transita non tanto da Wall Street, ma dalla imprevedibile politica economica di Washington.
Fino a poco tempo fa l’azione americana in Venezuela sarebbe stata accolta con trepidazione dai listini, oggi tutto è avvenuto senza panico. Anzi peggio, quasi con indifferenza.
Anche gli analisti si sono rassegnati: domina il caos. Lo stesso sta accadendo per le minacce di Donald Trump di annettere la Groenlandia. Intimidazioni, poi rientrate grazie all’intervento del segretario del Tesoro Scott Bessent e del segretario di Stato Marco Rubio. Nessuno sa che cosa accadrà domani. Quindi si preferisce nascondere la testa. Come lo struzzo. L’aria è pesante ma nessuno ha il coraggio di aprire la finestra.
Rally, soft landing, intelligenza artificiale
Si continua a parlare di rally, di




