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Monaco, resta lo scetticismo sull’alleanza fragile. E Hillary Clinton posa con i droni di Kiev

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DAL NOSTRO INVIATO 
MONACO A metà pomeriggio, Hillary Clinton compare nella «Casa dell’Ucraina», uno spazio ospitato nell’edificio a fianco del Bayerische Hof Hotel. Si guarda intorno, si fa fotografare accanto ai droni portati da Kiev. Riusciamo a scambiare qualche parola. La guerra in Ucraina è il vero banco di prova per la tenuta del legame transatlantico? «L’America ha fatto molto per l’Ucraina», dice Clinton con un gesto che rimanda al passato, evidentemente agli anni di Joe Biden, «certo, potrebbe fare di più, ma ora è molto importante che gli europei abbiano cambiato passo». Come dire: se gli europei vogliono contare di più, devono fare di più. Questo può cambiare i pesi nell’alleanza con gli Stati Uniti, senza metterla in discussione. Ma tra gli europei non c’è affatto questa sicurezza. L’intervento di Marco Rubio è come scivolato su una patina, sempre più spessa, di inquietudine, di scetticismo. «E gli europei hanno ragione, visto che gli Stati Uniti non stanno facendo più niente per l’Ucraina; tra gli europei cresce la consapevolezza che dovranno agire da soli», commenta il politologo americano Ian Bremmer che incrociamo in un corridoio. Non sarà facile. E nonostante gli annunci, le promesse dei leader, da Merz a Macron, passando

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