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L’autoritarismo «astuto»: come fa la Cina a essere leader mondiale di innovazione nonostante la repressione

di Luca Angelini

Secondo politologi ed economisti i sistemi autoritari a un certo punto si trovano di fronte a un dilemma: mantenere il controllo sacrificando la crescita o puntare sulla crescita cedendo controllo. La Cina smentisce questa previsione

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La madre di tutte le previsioni sbagliate sulla Cina è quella secondo cui, diventando più ricco, il colosso asiatico sarebbe diventato anche più democratico. Il Wandel durch Handel, «cambiamento attraverso il commercio», trasposto dall’epoca sovietica al mondo post Guerra fredda. Arricchendosi, la Cina si è invece ritrovata, a Pechino, con un presidente, Xi Jinping, non meno autoritario e forse persino più potente di Mao Zedong. C’è, però, un’altra previsione che va (o andava) per la maggiore: quella secondo cui le istituzioni autoritarie del Paese comunista, soffocando l’innovazione attraverso repressione, censura e corruzione, impediscono in modo inesorabile alla Cina di competere davvero con gli Stati Uniti dal punto di vista tecnologico, con conseguente impossibilità di minacciarne anche il primato economico e militare.

La leadership cinese

Jennifer Lind, docente al Dartmouth

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