
di Mara Gergolet
Il segretario di Stato a Monaco «corregge» il messaggio di Vance del 2025: «Stessa civiltà, futuro inevitabile». La Ue resta cauta. Von der Leyen: «Più indipendenti»
Dalla nostra inviata
MONACO – La standing ovation che chiude il discorso di Marco Rubio a Monaco, alle 9.30 del mattino, è più di un sospiro di sollievo: è il gesto liberatorio di una sala che riconosce un vecchio linguaggio, sollevata per aver evitato il peggio, o uno schiaffo. Marco Rubio è venuto a dire «agli amici europei» che «il passato è finito, il futuro inevitabile, e il nostro destino insieme ci aspetta».
Nessuna illusione
Per la stragrande maggioranza del pubblico di Monaco la frattura è consumata. Il segretario di Stato americano, il «ricucitore di Trump», è venuto a riparare i danni prodotti un anno fa da JD Vance. Dice che l’America sarà sempre «figlia dell’Europa». Non ha rinnegato nulla delle politiche trumpiane — salvo la retorica. Però ha proposto una via comune per andare avanti, e tanto basta.
Fine della storia
Rubio dice che l’Occidente si è nutrito di un’illusione dopo la caduta del Muro di Berlino: quella della «fine della storia». Nulla di più folle o in contrasto




