
Dopo il boom Covid, aziende e Pubblica amministrazione tornano in presenza: i dubbi sulla produttività e il rischio fuga dei talenti. È davvero finita l’era del lavoro agile o il modello ibrido è la soluzione?
Niente più traffico all’ora di punta, addio badge timbrato alle 9, riunioni in call dal salotto di casa. Lo smart working durante il Covid era stato ribattezzato “il nuovo mondo del lavoro” e la previsione era unanime: non torneremo più indietro. Sei anni dopo, la realtà racconta un’altra storia. Il “Back to office” accelera, le e-mail con oggetto “Bto” riprendono a circolare e molte grandi aziende, da Stellantis ad Amazon, da Meta a Ubisoft, stanno tornando al pre-Covid. Anche la Pubblica amministrazione, con Palazzo Chigi, ha imboccato la strada del rientro. Ma è davvero la fine dello smart working?
Back to office: Stellantis, Amazon, Meta e il segnale che arriva da Palazzo Chigi
In Italia il caso più recente è quello di Stellantis. Dal 2027 il gruppo automobilistico imporrà il rientro fisso in sede in Italia, superando lo smart working introdotto durante la pandemia. Oggi, su circa 30mila dipendenti, 10mila lavorano da casa due giorni a settimana. Nel 2026 resterà l’obbligo di tre giorni



