
di Margherita De Bac
Diverse regole di approvazione, più dossier da presentare, formulazioni differenti: così lo stesso principio attivo può avere un prezzo anche dieci volte più alto. Quali alternative sono a disposizione dei veterinari
Tanto amati e tanto «cari» gli amici animali che abitano con noi. Secondo la Ragioneria generale dello Stato, che si rifà a sua volta ai dati estratti dalla tessera sanitaria, le spese per curarli sono raddoppiate in nove anni. Da 642 milioni circa a 1.236 milioni di euro all’anno. Un aumento non proporzionale a quello dei pet presenti in Italia che sono l’1,5% in più.
Visite veterinarie e farmaci sono le voci che richiedono un maggiore impegno economico. E sono proprio questi ultimi a monopolizzare le lamentele dei consumatori, disposti a tutto pur di preservare la salute di cani o mici, eppure obbligatoriamente attenti al portafoglio visto che anche i costi per il mantenimento della famiglia lievitano.
Il mercato del «vet» costituisce il 3% del settore farmaceutico generale. A settembre 2025 il fatturato industriale era stimato attorno ai 550 milioni di euro, con una crescita costante del 6% negli ultimi anni.
A riprova del caro-farmaci viene sempre tirato in ballo




