di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Il governo argentino tenta la riforma della «Ley de Glaciares» per rivedere le tutele sulle aree periglaciali. La svolta «pro mining» mette in allarme gli ambientalisti: a rischio le riserve d’acqua dolce
Non è solo una riforma ambientale. È una picconata ideologica contro uno dei simboli dell’Argentina progressista degli ultimi quindici anni. Con la messa in discussione della Ley de Glaciares, Javier Milei prova a smontare una norma-bandiera dell’ambientalismo sudamericano per liberare miniere, investimenti e dollari. Dietro la tutela del ghiaccio — sostiene il suo governo — si sarebbe stratificato un sistema di vincoli che ha congelato lo sviluppo delle Ande. Davanti, nella narrazione libertaria, c’è invece la promessa di un boom del rame capace di portare decine di miliardi in un Paese cronicamente a corto di valuta.
L’obiettivo
La tecnica legislativa arriva subito dopo il messaggio politico. L’esecutivo ha inviato al Congresso un progetto che modifica la legge 26.639 del 2010, quella che protegge ghiacciai e ambiente periglaciale come riserve strategiche di acqua dolce. L’obiettivo è ridefinire i confini delle aree tutelate, ridurre gli automatismi dei divieti e restituire maggiore peso alle province — in Argentina titolari delle risorse naturali — nelle autorizzazioni




