di Massimiliano Jattoni Dall’Asén
Un’analisi dello storico quotidiano statunitense mostra come crescita, commercio e Paesi emergenti continuino a trainare l’economia mondiale, nonostante paure geopolitiche e dazi
Il mondo raccontato dalla politica e quello raccontato dai numeri non coincidono più. Nel primo domina l’idea di un disordine globale incombente; nel secondo, i segnali sono sorprendentemente solidi. A mettere a fuoco questa frattura è un’analisi del Washington Post, firmata da Zachary Karabell, investitore e osservatore attento delle grandi tendenze globali. che invita a guardare oltre il rumore delle crisi: mentre la geopolitica si irrigidisce e il linguaggio pubblico si fa sempre più cupo, l’economia mondiale continua, in larga parte, a prosperare.
L’ombra del disordine e il ritorno delle paure
Karabell parte dal clima politico che accompagna il secondo mandato di Donald Trump, segnato da toni sempre più allarmistici. A Davos, il primo ministro canadese Mark Carney ha parlato di una rottura dell’ordine globale e di un ritorno alla logica della competizione brutale tra potenze. A questa visione si è progressivamente affiancata l’idea che anche il sistema economico stia entrando in una fase di declino.
I numeri, però, sembrano raccontare altro.
La crescita che non fa notizia
Secondo la Banca




