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Epstein e l’alta finanza, da JP Morgan ai Rothschild: tutti i legami (reali e millantati)

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di Samuele Finetti

I conti in Deutsche Bank furono attivi fino all’arresto del 2019. E dagli scontrini emerge la sua passione per Hermès

Milioni. Centinaia di milioni. Forse miliardi di dollari. Nessuno è mai riuscito a stabilire a quanto ammontasse la fortuna di Jeffrey Epstein. Qualche certezza c’è, invece, sul come l’abbia accumulata

Truffe e raggiri di vario genere sono stati sue specialità fin dagli esordi a Wall Street, alla fine degli anni Settanta, quando iniziò come agente di Bear Stearns. Lì, oltre ai primi guadagni, Epstein mise insieme una lista di contatti che gli sarebbe tornata utile per i decenni successivi. Per accrescere il suo patrimonio Epstein si è servito di amicizie in alcuni dei più importanti istituti finanziari d’Occidente. Rapporti quasi sempre fondati su un do ut des che faceva comodo a entrambe le parti, anche dopo la condanna del 2008 per induzione alla prostituzione minorile. 

L’uomo di JP Morgan

Il meccanismo era elementare: Epstein portava soldi e clienti, le banche chiudevano un occhio sull’utilizzo che il finanziere faceva dei fondi depositati sui loro conti. Lo ha spiegato senza troppi giri di parole in un interrogatorio James «Jes» Staley, che di Epstein è stato

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