
di Marco Cremonesi
Le «mani libere» di Futuro nazionale. La Lega: giochi di palazzo. A Montecitorio: chi cambia partito avrà diritto solo alla metà dei contributi economici previsti
Fuori ma dentro. Nel centrodestra ma anche no: da soli. La prova generale del nuovo corso «futurista» andata in scena mercoledì scorso alla Camera, con i tre deputati del generale che hanno votato la fiducia al governo ma hanno respinto il decreto per gli aiuti all’Ucraina, indica la strada dei prossimi mesi.
Roberto Vannacci, ieri a SkyTg24, l’ha detta così: «Se sarò o meno all’interno della coalizione lo vedremo all’approssimarsi delle politiche del 2027. Dovranno essere fatte delle scelte e dovranno essere fatte a più teste e questo definirà la geometria delle politiche del 2027». Ma «qualora non fosse consentito, certamente corro anche da solo, non c’è nessun problema». A Vannacci piace molto il nome «futuristi» attribuito dalla stampa ai vannacciani: «Chi aderisce a Futuro nazionale sono i futuristi». Il riferimento all’avanguardia storica in cui diversi esponenti furono vicini al fascismo, aggiunge una pennellata che non dispiacerà ai nostalgici.
In ogni caso, il generale lo dice chiaro: la scelta non è ora. Il suo ingresso nell’alleanza di




