
di Francesco Battistini
L’ucraino Heraskevych, campione di skeleton: una discriminazione. Zelensky: «Cacciate gli atleti russi»
Incontro all’alba, com’è nelle tregue. A Cortina, alle 8,15. In un angolo dell’area riservata agli atleti dei Giochi, si siede la presidente del Comitato olimpico internazionale, Kirsty Coventry. Di fronte c’è Vladyslav Heraskevych, portabandiera e portatore di grane, accompagnato dal padre. La questione è chiara: il campione di skeleton s’è messo in testa l’idea d’un casco decorato con le foto degli atleti ucraini morti in guerra, il Cio vuole che se lo tolga. I due parlano un’ora e un quarto.
Kirsty ci prova, vuole convincere Vladi a mollare: non gli basterebbe una fascia nera sul braccio, simbolo che in base alla Carta Olimpica — articolo 50: vietato manifestare in gara, con parole o con atti, le proprie convinzioni politiche o religiose — sarebbe comunque una concessione? Di più, non è possibile e il Cio, da Losanna, è irremovibile: Heraskevych abbassi la testa. O rinuncia, o sarà squalificato. «Siamo già stati dalla tua parte nel ’22 — ricorda la Coventry —, quando a Pechino avevi esposto il cartello contro la guerra. Ma qui è diverso…».
La conversazione è franca, le parole




