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L’effetto sorpresa dei dazi Usa: fanno scendere i prezzi in Europa. Perché succede (ma a Trump interessa altro)

di Massimiliano Jattoni Dall’Asén

La politica daziaria di Trump ha ridotto l’export europeo e spinto al ribasso l’inflazione nell’Eurozona. Per Ottaviano (Bocconi) «sono un gioco a somma negativa», mentre negli Usa i consumi mostrano segnali di rallentamento

Quando l’amministrazione americana annuncia nuove tariffe su prodotti europei, il primo effetto concreto non è uno tsunami di vendite o una pioggia di ordini per le industrie di casa. È piuttosto un souvenir infelice: meno esportazioni, catene globali sotto pressione e prezzi che si muovono in direzione opposta rispetto alla narrativa protezionista.

Lo indicano le analisi degli economisti della Banca Centrale Europea, secondo cui i dazi statunitensi stanno riducendo la domanda di beni europei (in particolare macchinari, automobili e prodotti chimici). Negli ultimi tre mesi disponibili, le esportazioni dell’area euro verso gli Stati Uniti risultano infatti diminuite del 6,5% su base annua.

Questo rallentamento, combinato con un’inflazione già scesa all’1,7% a gennaio, alimenta il rischio di nuove pressioni disinflazionistiche. Gli studi Bce stimano che una riduzione dell’1% delle esportazioni verso gli Usa possa tradursi, a circa un anno e mezzo di distanza, in prezzi al consumo più bassi dello 0,1% nell’Eurozona.

Il meccanismo è tutt’altro che astratto. «I dazi

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