
di Silvia Madiotto
Il calo del turismo nell’area e il basso numero di spettatori nelle venue non spaventano il presidente del Consiglio regionale del Veneto: «Completati i siti sportivi, per gli aspetti paesaggistici c’è tempo»
Abituato ai selfie in dialetto con i veneti, Luca Zaia si concede ai selfie in inglese con un tifoso texano arrivato a Cortina per i Giochi invernali. «Qualche americano mi conosce, sono 350 milioni, qualcuno ci scappa sempre» sorride il presidente del Consiglio regionale del Veneto. È venuto a vederle dal vivo, queste Olimpiadi che ha inseguito dal 2018 e che ora si accendono nella Conca. Mercoledì pomeriggio è arrivato in piazza Dibona, ai piedi del braciere, travolto dalle richieste di foto di visitatori italiani e stranieri, intervistato da giornalisti sloveni e greci e abbracciato da tifosi (fisicamente, non metaforicamente) a stelle e strisce: «Sono un’idea mia, queste Olimpiadi diffuse. Inizialmente dovevano essere a Cortina con Trento, Bolzano e Verona per le cerimonie, un dossier autonomo poi diventato Milano Cortina». E lo dice con orgoglio e compiacimento.
Solo che emergono le perplessità: dal mondo del commercio Bellunese preoccupato per il calo di visitatori, passando per i siti esteri che rilevano una logistica




