La visita a Washington del premier israeliano Benjamin Netanyahu avviene sullo sfondo di un cambiamento negli equilibri del Medio Oriente, ancora poco avvertito al di fuori di quell’area.
Il «triangolo» tra Stati Uniti, Israele e Arabia è percorso da tensioni. Il principe saudita Mohammed bin Salman (MbS), si è raffreddato verso Israele e sembra meno interessato ad aggiungersi ai paesi islamici firmatari degli accordi di Abramo.
Per decifrare questi cambiamenti bisogna esplorare il Risiko delle potenze regionali, e il modo in cui stanno rivedendo le loro posizioni. Al centro c’è una realtà: l’Iran è talmente indebolito, e Israele è talmente rafforzato dagli eventi degli ultimi dodici mesi, che molti leader sunniti ora considerano prioritario «bilanciare» l’egemonia di Tel Aviv. E vedono in Trump un possibile partner in questa operazione.
Perfino l’ipotesi di un nuovo intervento militare americano contro l’Iran, è influenzata da questo mutamento. È noto che su Donald Trump hanno esercitato forti pressioni proprio i sauditi insieme ad altri paesi della zona – dalla Turchia al Pakistan – perché rinunci ad attaccare l’Iran. Per il momento l’opzione militare è ancora aperta, tutto rimane possibile. Se Trump strappa al regime degli ayatollah una rinuncia totale all’arricchimento dell’uranio (quindi




