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Ranucci, lo scontro con Giletti e il caso «lobby gay»: i cinque nomi nell’inchiesta su Maria Rosaria Boccia

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di Ilaria Sacchettoni

La diffamazione scatta solo se una delle persone citate nella chat pubblicata decide di presentare una denuncia ritenendosi danneggiato dalle allusioni

Velenose ma lecite le polemiche all’ombra dell’inchiesta per stalking, lesioni e diffamazione che ha portato Maria Rosaria Boccia sul banco degli imputati e l’ex ministro, Gennaro Sangiuliano, tra le parti civili. Nessuna nuova denuncia è stata depositata in Procura sul ribattezzato «caso Boccia».

Dunque il dibattito sui messaggi tra il conduttore e autore di Report Sigfrido Ranucci e l’imprenditrice campana, è destinato a restare un fatto privato. Coda avvelenata, se si vuole, di uno scandalo lungo un biennio o quasi. Ma, certamente, nulla di penalmente rilevante. Non scatta la diffamazione nello scambio privato, in forma di chat, tra Ranucci e Boccia, sulla presunta «lobby gay». A meno che qualcuno dei protagonisti non decida di presentare una denuncia.

Tutto comincia dieci giorni fa quando Il Giornale pubblica una chat tra Ranucci e Boccia risalente al 17 settembre 2024 – allegata agli atti dell’inchiesta nata dopo la denuncia di Sangiuliano contro Boccia – quando il conduttore di Report stava preparando la trasmissione proprio sul quanto stava avvenendo al ministero della Cultura. 

Nello scambio

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