
di Marco Galuzzo
Il nuovo asse nascente fra Italia e Germania sembra preludere grandi cambiamenti
Il primo punto è che «non abbiamo più tempo, che dobbiamo correre, che non occorre un programma ma un cronoprogramma, con tempi definiti e una serie di riforme attuate o impostate entro la fine dell’anno». Giorgia Meloni ne discute con il suo staff, lo mette nero su bianco, nella lettera che con Merz ha inviato a tutti gli Stati membri: hanno aderito in venti, compreso Macron, si vedranno domani prima dell’inizio del Consiglio europeo.
E la parola chiave che mette tutti d’accordo, al di là degli approcci divergenti, è proprio quello dell’urgenza, la consapevolezza che siamo vicini al 90esimo minuto e che per raddrizzare un partita geopolitica la cui posta, come dice Mario Draghi, è il rischio di «essere spazzati via» come Unione in grado di contare qualcosa, bisogna muoversi ora o mai più.
A Palazzo Chigi, con il suo staff, nei contatti con gli altri leader europei, Meloni è al centro di uno scambio continuo di documenti, riservati e pubblici, schede tecniche che arrivano dai ministeri: presiede una riunione preparatoria proprio sulla competitività della Ue di mattina, insieme al




