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Dazi, la ceramica e il caso al contrario: «Le tariffe alla Cina ci danneggiano»

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di Gianni Favero

Tassa al 91%, ma i produttori sono pochi. Confindustria Veneto Est: «Evitare l’autolesionismo»

La Commissione europea riveda le misure decise sull’aumento delle barriere doganali alle importazioni dalla Cina di ceramiche e porcellane da tavola: l’innalzamento della quota, da valori tra il 13,1% e il 36,1%, al 79% (che, con il dazio ordinario del 12%, arriverebbero al 91%) sarebbe quanto mai dannoso. Ciò perché le produzioni europee non coprono che il 28% dei volumi del mercato europeo e, in tutta Italia, gli addetti in questo settore sono appena 650. È l’appello che giunge per vie separate, ma convergente nei contenuti, giunto lunedì dalla presidente di Confindustria Veneto Est, Paola Carron, e dall’amministratore delegato di Geminiano Cozzi Venezia 1765, Antonio Tognana, entrambi preoccupati delle conseguenze di un simile provvedimento.

La decisione di Bruxelles

I fatti. Il 14 gennaio a Bruxelles è stato dato il via libera agli strumenti di protezione doganale rispetto alle produzioni di ceramica provenienti dalla Cina. E questo anche grazie al voto italiano, sembra causato da una vistosa sopravvalutazione della reale base di occupati in questo ambito. E il dazio avrà effetto anche sul materiale ordinato sei mesi fa e che deve ancora arrivare

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