
di Valerio Cappelli
Dal 20 febbraio Portobello sulla piattaforma HBO Max, il grande regista racconta il popolare conduttore tv: «Visse un incubo senza risveglio»
ROMA «In nome del popolo italiano…» Il 20 su HBO Max arriva Portobello, la potente serie in sei puntate di Marco Bellocchio su Enzo Tortora, morto di ingiustizia nel 1988, a 59 anni. «Non è stata una scelta in nome di una battaglia civile. Sono partito da un’immagine. Un uomo che in modo stupito esce da una caserma. Fuori, ad attenderlo, giornalisti e fotografi. C’era già una regia in cui il capitano dei carabinieri gli aveva mentito dicendogli che uscendo da una porta laterale nessuno l’avrebbe visto. E lo stupore di Tortora continuava».
Conosce l’onta del carcere. Un viaggio surreale. «Un incubo che diventa angoscia terribile, perché non c’era risveglio. Ha una sua sosta quando dice al sostituto procuratore: sono innocente, non si vede?». Gli dà volto Fabrizio Gifuni: «Era un antipatico di successo estraneo alle due chiese, la Dc e i comunisti, un’anima laica in un mondo cattolico che in tv conquistò 28 milioni di spettatori. C’era un’Italia che già lo aspettava al varco, pronta a voltargli le spalle. Ci fu un




