
Dal Forum di Doha al lavoro sotterraneo nella Striscia, Hamas respinge il piano Usa per Gaza e ricostruisce le proprie capacità armate. Accanto a Mashaal, anche Francesca Albanese, relatrice Onu sanzionata dagli Stati Uniti.
Le dichiarazioni pronunciate a Doha da Khaled Mashaal non possono essere archiviate come semplice retorica politica. Il rifiuto di deporre le armi, l’elogio degli attacchi del 7 ottobre e la chiusura a qualsiasi forma di governance esterna sulla Striscia rappresentano il livello pubblico di una strategia più ampia che, secondo valutazioni convergenti di intelligence occidentali e regionali, punta a garantire la sopravvivenza di Hamas come attore armato centrale a Gaza anche nella fase postbellica. Dal palco del 17° Forum di Al Jazeera, Mashaal ha respinto l’appello del presidente statunitense Donald Trump a disarmare, descrivendo le richieste occidentali come un tentativo di indebolire ulteriormente la popolazione palestinese e di agevolarne la distruzione. Un messaggio che, secondo analisti della sicurezza, svolge una funzione precisa: fornire copertura ideologica a un processo già in corso, quello del riarmo selettivo del movimento. Il contesto in cui queste parole sono state pronunciate aggiunge un ulteriore livello di criticità. Al Forum di Doha, accanto a Mashaal, era presente anche Francesca Albanese, relatrice




